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Roberto De Visiani

ultima modifica 24/02/2016 13:52

Ritratto De Visiani

Nato in Croazia a Sebenico nel 1800, si trasferì a Padova per laurearsi in medicina nel 1822 e fu subito assistente di botanica all'Orto botanico. La sua traduzione di Jacquin, Introduzione allo studio dei vegetabili... ne rivelò la competenza e fu adottata come testo di studio.
Dopo un periodo in Dalmazia come medico tornò a Padova come prefetto dell'orto botanico nel 1835 e intraprese una vasta attività di restauro delle strutture e di studio con l'obbiettivo di salvaguardare le collezioni presenti e di sviluppare nuovi campi di indagine. Furono restaurate le serre e il muro circolare, approntato un nuovo impianto d'irrigazione e impiantato un arboretum e nuove piante fino a portare a 16.000 le coltivate. Per l'insegnamento costruì un'aula ad emiciclo per tenere le lezioni (1842), dotò l'orto di collezioni di semi, droghe esotiche, legni, modelli in cera di funghi e di microscopi, incrementò l'erbario di nuovi esemplari.
La sua attività di studio fu intensissima in orto e su materiali di altri come Parolini e Brocchi o  derivati dai suoi viaggi nei Balcani e portò a numerose pubblicazioni fra cui la Flora dalmatica (1842-1852), i cataloghi delle piante fanerogame e vascolari del Veneto (1858 e 1869) e l'intervento sul metodo  di fruttificazione della vaniglia (1844).
Fondò nel 1845 la Società promotrice del giardinaggio che fino al 1868 animò la vita padovana anche con un'annuale Festa dei fiori nell'orto.
Si rivolse al nuovo studio della flora fossile lasciandoci altre pubblicazioni e una raccolta di fossili.
L'archivio testimonia gli stretti rapporti con studiosi italiani e stranieri e la partecipazione a riunioni scientifiche a Padova (1842), a Vienna (1856) e a Pietroburgo (1869) come giurato ad una esposizione internazionale di piante.
Conscio dell'importanza storica dell'orto cercò di valorizzarlo anche con l'edizione di guide. Inoltre fu poeta d'occasione, traduttore di testi antichi e linguista.
Ormai affiancato nell'insegnamento dal suo ultimo assistente, Pier Andrea Saccardo, morì nel 1878 e fu sepolto nella sua città natale.